N. 12 — Giugno 2026
Il calzificio che ha salvato 120 posti di lavoro rifiutando due acquisitions
MADE IN ITALY

Il calzificio che ha salvato 120 posti di lavoro rifiutando due acquisitions

Nel 2019 ci hanno offerto 8 milioni per l'azienda. Nel 2022 ci hanno offerto 22 milioni. Le ho rifiutate entrambe. Non perché non volessi soldi — ma perché non volevo essere parte di qualcosa che non riconoscevo più.

La terza generazione

Mio nonno ha fondato il calzificio nel 1962. Mio padre lo ha portato negli anni 90. Io l'ho ereditato nel 2015, quando l'azienda aveva 45 dipendenti e stava perdendo soldi. Oggi siamo 120 e exportiamo in 22 Paesi.

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Il digitale è arrivato dopo la tradizione

Abbiamo digitalizzato la supply chain nel 2018. Ma prima di toccare qualsiasi cosa, mio padre mi ha insegnato che la qualità viene prima di tutto. Il digitale serve solo a non perdere tempo su quello che non serve.

L'export come destino

Il mercato italiano da solo non basta più. Questo non significa che dobiamo dimenticarci di dove veniamo. Il Made in Italy è un valore — e come tale va comunicato, coltivato, protetto.

"Una fabbrica non è solo un posto dove si producono oggetti. È un ecosistema di persone, saperi e storie. Se vendi, vendi tutto."

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